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AI fragile handle with care

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AI fragile handle with care

E proprio quando ci stavamo abituando alla solidità statuaria dell’AI nella nostra vita è venuto giù tutto.

Ad un anno dall’uscita dell’AI “di massa” siamo già tutto connessi a questa nuova dipendenza, a questa nuova tetta virtuale dalla quale succhiare informazioni preziose che spesso si rivelano sbagliate. Il nuovo mondo è iniziato, ed ha già mostrato i sui limiti.

C’era da aspettarselo in fondo, un piccolo problema e l’interruzione di un servizio capita a tutti. Ma quello che forse non mi aspettavo di vedere nei Tweet (se si dice ancora così…) degli utenti di X (ex Twitter) è lo stato di disperazione e abbandono che stanno provando, una nuova frustrazione che dovrebbe farci riflettere. Se un down di GPT può minare la nostra produttività, la nostra serenità e aumentare la nostra frustrazione, siamo davvero sicuri che questa sia la strada giusta?

Sono stato un “early adopter” e proprio come le vecchie file davanti ai negozi dei resellers dei prodotti Apple per avere l’ultimo iPhone, anche io sono stato in lista per utilizzare per primo GPT di OpenAI un anno fa, non mi presto quindi al ruolo di nefasto profeta dell’AI cattiva che ci distruggerà tutti. La uso e la trovo molto utile, ma in questo giorno storico per l’azienda più famosa del momento, mi rendo conto di quanto possa creare dipendenza e mi interrogo.

AI fragile handle with care

AI is fragile, handle with care. E aggiungo, impariamo ad utilizzarla per ciò che è, un aiuto alla nostra produttività al pari di una calcolatrice nel 1980. Investiamo sulla nostra crescita personale, non nel suo addestramento e prosperità. Troviamo il giusto equilibrio e nessun down potrà mai minare la nostra serenità.

Per questo articolo non è stata utilizzata nessuna AI di GPT.