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Supermercati senza casse, in quanti perderanno il lavoro?

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Supermercati senza casse

Supermercati senza casse e senza addetti

L’avvento dei supermercati senza casse sta rivoluzionando il settore del retail, ponendoci di fronte a una domanda cruciale: quantificare l’impatto di questa transizione tecnologica sul mercato del lavoro. Questi innovativi negozi, che eliminano le tradizionali casse a favore di un sistema automatizzato, promettono di trasformare l’esperienza di shopping, ma al contempo sollevano preoccupazioni sul futuro occupazionale dei cassieri.

La tecnologia cashierless, un tempo fantascienza, è ora una realtà tangibile. Grazie a sensori avanzati e software sofisticati, i clienti possono semplicemente raccogliere i prodotti desiderati e uscire dal negozio, con la transazione che viene automaticamente processata. Questo scenario ultramoderno, sebbene offra convenienza e velocità ai consumatori, mette in ombra il destino di coloro che hanno lavorato per anni dietro le casse.

La fine di una era?

Ciononostante, è cruciale approfondire oltre la semplice visione allarmista. Mentre è indiscutibile che i supermercati senza casse potrebbero ridurre la necessità di personale addetto alle casse, è altrettanto importante considerare le nuove opportunità che possono emergere da questa trasformazione. In molti casi, i lavoratori potrebbero essere riqualificati per svolgere ruoli diversi all’interno dello stesso ambiente di lavoro. Ad esempio, possono assumere mansioni di assistenza clienti, gestione degli stock, o ruoli tecnici relativi alla manutenzione e al monitoraggio dei nuovi sistemi automatizzati.

Inoltre, la crescita del settore tecnologico legato al retail offre nuove possibilità di carriera in ambiti come lo sviluppo software, l’analisi dati e la sicurezza informatica. Quindi, mentre alcuni posti di lavoro potrebbero essere ridotti, altri potrebbero nascere, spostando l’equilibrio lavorativo verso competenze più specializzate e tecnologiche.

Pagare-senza-casse

Pionieri Italiani nell’automazione del retail

L’Italia sta emergendo come un terreno fertile per l’innovazione nel retail, con diverse catene di supermercati che si posizionano come pionieri nella tecnologia dei supermercati senza cassiere. Esselunga, ad esempio, si distingue con il lancio di un nuovo formato di negozio presso il Mind Village a Milano, un hub dedicato all’innovazione. Questo punto vendita non solo elimina le casse tradizionali, ma integra anche altre tecnologie avanzate per migliorare l’esperienza di acquisto.

Allo stesso modo, Coop ha mostrato una visione progressista del futuro del retail con il suo supermercato espositivo dell’Expo 2015, che includeva casse automatizzate e schermi interattivi. Queste iniziative dimostrano come le aziende italiane stiano adottando l’automazione per rimanere al passo con le esigenze in evoluzione dei consumatori, offrendo loro esperienze di shopping più efficienti e piacevoli.

Supermercato-senza-casse

Tecnologie avanzate per un’esperienza di acquisto rivoluzionata

Il progresso nell’automazione del retail italiano si vede anche nelle piccole ma significative innovazioni che migliorano l’interazione quotidiana tra il cliente e il prodotto. Nel negozio Tuday Conad “Prendi&Vai” di Verona, parte del gruppo Conad, un sofisticato sistema di telecamere e sensori monitora gli articoli selezionati dai clienti, aggiungendoli a un carrello virtuale.

Questa tecnologia non solo facilita il processo di acquisto, ma offre anche un livello di analisi del comportamento del consumatore che può guidare future strategie di marketing e layout dei negozi. Questi esempi sottolineano l’impegno delle aziende italiane nel rimanere all’avanguardia nel settore del retail, adottando soluzioni tecnologiche che non solo migliorano l’esperienza di acquisto, ma trasformano anche il modo in cui i consumatori interagiscono con i loro prodotti preferiti.

Una nuova speranza

In conclusione, l’era dei supermercati senza casse non segna necessariamente la fine di un’epoca per i lavoratori del settore, ma piuttosto indica un cambiamento nella natura del lavoro stesso. Con l’adeguata formazione e aggiornamento delle competenze, gli operatori del settore possono trovare nuove e stimolanti opportunità in questo panorama in rapida evoluzione. Il futuro del lavoro nei supermercati sarà quindi meno una questione di “perdita” di posti di lavoro e più una di adattamento e innovazione.

Blogger AI: Rivoluzione digitale o fine della creatività umana?

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Blogger AI

Benvenuto nel mondo surreale dei blogger AI del futuro, anzi no, del presente. Sì, perché il 2024 (e non dimentichiamo la coda del 2023) si è ormai affermato come l’inizio di una nuova era, l’era dei blog fantasma, dove gli articoli non sono più pennellate di umana creatività ma infinite “supercazzole” prodotte in serie da intelligenze artificiali. Queste AI, fedeli servitori degli algoritmi, tessono una rete di parole per accontentare motori di ricerca affamati, che a loro volta selezionano testi per un pubblico che… beh, non legge più.

È un’epoca in cui il piacere della lettura è stato soppiantato dalla frenesia dei video di 6 secondi nei social network, video in formato Short che catturano l’attenzione con la forza di un vortice ma la lasciano svuotata di ogni sostanza. I blogger, una volta custodi del sapere e narratori di storie, ora si trasformano in fabbricanti di contenuti AI-assistiti, producendo flussi di parole in un mare dove gli unici pesci sono algoritmi insaziabili.

In questo affascinante circolo vizioso, i blog si riempiono di testi che sono poco più di echi in caverne digitali abitate dalla noia, rimbombando in un vuoto quasi privo di lettori umani. E così, in un ironico scherzo del destino, il blogger diventa un fantasma che scrive per altri fantasmi, in una danza macabra di parole e pixel che si perdono nel nulla di un’attenzione umana sempre più volatile.

Blogger AI: Il ghost generativo

Benvenuti nel nuovo mondo, dove gli articoli sono scritti da “motori” generativi per compiacere motori di ricerca. Un affascinante circolo vizioso di parole senza quasi più lettori umani. Una realtà in cui gli scrittori in carne ed ossa sono diventati una specie in via d’estinzione, sorpassati da algoritmi che scrivono, pensano e persino sognano i grigi prati della SEO.

Ah, la SEO, quel magnifico incantesimo digitale che trasforma la prosa ordinaria in oro per Google. E così, i nostri audaci blogger, armati di tastiere e caffeina, hanno lasciato il passo a sofisticate macchine che spingono i confini della sintassi per sedurre un crawler di ricerca. Il risultato? Un mix esplosivo di metafore algoritmiche e similitudini ottimizzate per il click, il tutto condito con un pizzico di umorismo generato automaticamente per sembrare “più umano”.
Proprio come questo post, dove ti sfido a distinguere il tocco dell’umano dall’ingegno della macchina.

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Direttore d’orchestra per la SEO

In questa nuova era, il blogger AI non è più un narratore, ma un direttore d’orchestra che guida la sinfonia delle parole chiave, accordando con maestria l’armonia dei motori di ricerca. Un mondo capovolto dove scrivere per gli umani è diventato quasi un’arte perduta, come quei vecchi mestieri dimenticati che si vedono nei musei della scienza e della tecnologia.

In conclusione, caro lettore (o quel che ne resta), preparati ad immergerti in un oceano di contenuti dove l’originalità è solo un’illusione ottica e la profondità un concetto obsoleto. Benvenuto nel bizzarro teatro dei blogger di oggi, dove l’unico pubblico certo è un algoritmo sempre affamato e inesorabilmente insoddisfatto.

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Pandoro Pink Christmas: Multa confermata dall’AGCM

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Pandoro Pink Christmas: Multa confermata dalla AGCM

Pandoro Pink Christmas: Multa confermata

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha emesso un documento ufficiale confermando le sanzioni contro Chiara Ferragni e Balocco in relazione al caso del “Pandoro Pink Christmas”. Questo comunicato conferma le decisioni precedenti in merito alle accuse di pratiche pubblicitarie ingannevoli.

Le indagini hanno evidenziato violazioni nelle modalità di promozione del prodotto, con conseguente applicazione di multe. Questa decisione sottolinea l’importanza della trasparenza e dell’onestà nelle campagne pubblicitarie, specialmente in quelle condotte tramite influencer e sui social media.

Il documento dell’AGCM

Il documento fornisce un’analisi dettagliata di una controversia legale coinvolgente Balocco S.p.A. Industria Dolciaria, Fenice S.r.l., TBS Crew S.r.l., e l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi.

La disputa riguarda una campagna di marketing per il prodotto “Pandoro Pink Christmas” e le accuse di pratiche pubblicitarie ingannevoli e scorrette.

Il documento esamina in modo approfondito le strategie di comunicazione utilizzate, il coinvolgimento delle varie parti e le implicazioni legali delle pratiche di marketing impiegate.
Scarica il documento.

Perché si aprono negozi uguali vicini?

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Perché si aprono negozi uguali vicini?

È una domanda che ci poniamo spesso quando vediamo due o più negozi dello stesso tipo, come due fast food o due gelaterie, uno accanto all’altro. Ma perché si aprono negozi uguali vicini? A prima vista, sembra un comportamento controproducente, dato che la concorrenza potrebbe portare a una riduzione dei profitti per entrambe le imprese.

In realtà, ci sono diversi motivi per cui i concorrenti possono decidere di aprire negozi vicini. In questo articolo, vedremo quali sono questi motivi, analizzandoli dal punto di vista della teoria dei giochi, dei vantaggi per il consumatore e dell’impresa, e delle sinergie di luogo.

Equilibrio di Nash

Una delle spiegazioni più comuni per la concentrazione dei concorrenti in una determinata area è la teoria dei giochi. In particolare, il concetto di equilibrio di Nash.

Secondo questo concetto: “due o più giocatori che competono tra loro non hanno interesse a modificare il proprio comportamento se gli altri giocatori non lo fanno”. In altre parole, ognuno dei giocatori si trova in una situazione in cui non può migliorare la propria posizione cambiando la propria strategia, a meno che gli altri giocatori non cambino la loro.

Nel caso dei negozi concorrenti, questo significa che se un negozio decide di spostarsi in un’altra zona, perderà una parte della clientela che è già abituata a fare acquisti nella zona in cui si trovava. Allo stesso tempo, gli altri negozi concorrenti non avranno interesse a spostarsi, perché non vogliono perdere la clientela che è già abituata a fare acquisti nella loro zona.

In questo modo, si crea un equilibrio in cui i negozi concorrenti rimangono concentrati in una determinata area, anche se questo significa che devono competere tra loro per attirare i clienti.

Negozi uguali vicini

Vantaggi per il consumatore

I concorrenti possono anche decidere di aprire negozi uguali vicini per offrire ai consumatori un’esperienza di shopping più completa. Ad esempio, se due negozi di abbigliamento si trovano uno accanto all’altro, i clienti possono confrontare i prezzi e i prodotti di entrambi i negozi prima di fare un acquisto.

Inoltre, la presenza di più negozi dello stesso tipo in una determinata area può creare un’atmosfera di shopping più vivace e interessante. Questo può attirare più clienti e, di conseguenza, portare a maggiori profitti per tutti i negozi concorrenti.

Vantaggi per l’impresa

I concorrenti possono anche decidere di aprire negozi uguali vicini per sfruttare le economie di scala. Ad esempio, se due ristoranti si trovano uno accanto all’altro, possono condividere le spese per l’affitto, le utenze e le attrezzature.

Inoltre, la presenza di più negozi dello stesso tipo in una determinata area può aiutare le imprese a ridurre il rischio di fallimento. Se un negozio dovesse chiudere, gli altri negozi concorrenti potrebbero beneficiare della perdita di clientela del negozio chiuso.

Sinergie di luogo

Infine, i concorrenti possono decidere di aprire negozi uguali vicini per sfruttare le sinergie di luogo. Ad esempio, la presenza di un negozio di abbigliamento accanto a un negozio di calzature può portare a un aumento delle vendite per entrambi i negozi.

In questo caso, i due negozi non sono in competizione diretta, ma possono collaborare per attirare più clienti. Ad esempio, possono organizzare eventi o promozioni congiunte, o possono condividere le spese per la pubblicità.

Strategia commerciale vincente

Come abbiamo visto, i motivi per cui i concorrenti aprono negozi vicini sono molteplici. In alcuni casi, è una strategia razionale che permette alle imprese di aumentare i profitti. In altri casi, è una strategia che mira a offrire ai consumatori un’esperienza di shopping migliore. In ogni caso, è un fenomeno che le imprese che operano nel settore del retail devono comprendere per poter migliorare la propria strategia commerciale.

 

Il diavolo veste pigiama: analisi delle scuse di Chiara Ferragni

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Il diavolo veste pigiama: analisi delle scuse di Chiara Ferragni

Il diavolo veste pigiama è un analisi del caso Balocco-Ferragni rivelatosi un catalizzatore di errori di comunicazione che hanno catapultato Chiara Ferragni in una complessa crisi aziendale. L’importanza di comprendere appieno le intricazioni di questa situazione va oltre l’incidente stesso, richiedendo un’analisi approfondita degli errori commessi e delle loro implicazioni.

Contesto della collaborazione Balocco-Ferragni: Elementi scatenanti della crisi

La collaborazione tra Balocco e Chiara Ferragni, inizialmente concepita come un’opportunità di marketing benefico, ha assunto rapidamente una svolta imprevista, culminando in una complessa crisi aziendale. Il contesto della partnership, con l’obiettivo di promuovere un pandoro il cui ricavato sarebbe stato destinato a un’opera di beneficenza, ha generato aspettative significative da parte del pubblico.

L’origine della crisi risiede nei dettagli contrattuali e nella gestione della comunicazione che ha omesso di chiarire la vera natura commerciale dell’iniziativa. E come è noto, il diavolo si nasconde nei dettagli. La mancanza di trasparenza e chiarezza ha contribuito ad alimentare le critiche, creando il terreno fertile per la crescita della crisi.

Implicazioni delle sanzioni Antitrust: L’influenza della comunicazione sui giudizi pubblici

Le sanzioni dell’Antitrust, con una multa sostanziale per entrambe le parti coinvolte, hanno sollevato interrogativi significativi sulla gestione della crisi. In questo contesto, il ruolo della comunicazione emerge come un elemento cruciale.

L’imposizione di una multa da parte dell’Antitrust nei confronti di Chiara Ferragni e Balocco ha avuto profonde implicazioni sull’opinione pubblica. La significativa ammenda, pari a un milione di euro per Chiara Ferragni e 420 mila euro per Balocco, ha suscitato una risonanza considerevole, alimentando un dibattito diffuso e riflessivo tra il pubblico.

Chiara Ferragni, il pandoro solidale ha fatto l'uovo

L’entità delle sanzioni ha innescato un aumento dell’attenzione mediatica e delle discussioni online, evidenziando la crescente sensibilità del pubblico nei confronti della trasparenza e dell’eticità aziendale.

Questo evento ha notevolmente influenzato la percezione degli utenti rispetto alla fiducia nei confronti di personaggi pubblici e aziende, sottolineando l’importanza dell’integrità nel condurre affari e dell’adeguata gestione delle collaborazioni benefiche.

Quest’ultimo aspetto rischia di essere un grandissimo problema per tutto il settore dei creator digitali che in Italia conta più di 350mila persone. Professionisti che potrebbero avere ripercussioni nella perdita di credibilità dell’intero settore.

La necessità di scuse pubbliche: Riflessi di una comunicazione fallace

L’evolversi degli eventi ha reso inevitabile l’emissione di scuse pubbliche da parte di Chiara Ferragni. L’analisi critica rivela che la comunicazione iniziale ha mancato nel fornire una spiegazione chiara e trasparente, costringendo l’imprenditrice a intervenire con un mea culpa pubblico.

La mancanza di una gestione comunicativa efficace ha contribuito a un’escalation della crisi, dimostrando che la comunicazione deve essere intesa come uno strumento preventivo e correttivo nella gestione delle dinamiche aziendali.

Possiamo quindi dire che il caso Balocco-Ferragni evidenzia la centralità della comunicazione nella prevenzione e risoluzione delle crisi aziendali, offrendo importanti lezioni su trasparenza, coerenza e prontezza nell’affrontare le sfide comunicative.

Analisi delle scuse pubbliche nei social media

Analisi delle scuse di Chiara Ferragni

L’imprenditrice e fondatrice dell’omonimo brand, dopo giorni di silenzio, ha ritenuto opportuno chiarire l’errore di comunicazione, ammettendo la mancanza di trasparenza sulla natura commerciale dell’iniziativa benefica.

La reazione dei followers di Chiara Ferragni è stata variegata.
Da un lato, alcuni hanno apprezzato la sua decisione di affrontare direttamente la questione, riconoscendo l’importanza di ammettere gli errori e correggerli pubblicamente. Dall’altro lato, alcuni followers hanno manifestato delusione e scetticismo, criticando la gestione iniziale della situazione e chiedendo maggior chiarezza e responsabilità.

Le pubbliche scuse sui social media agiscono come strumento centrale nella percezione del pubblico, influenzando direttamente la reputazione aziendale. La capacità di affrontare situazioni difficili con trasparenza e autenticità diventa un aspetto determinante nella gestione delle crisi online.

Non solo le scuse devono essere ben articolate, ma devono anche essere supportate da azioni concrete volte a correggere gli errori e a restaurare la fiducia. Come la donazione di un milione di euro che La Ferragni ha promesso di devolvere a suo nome alla causa lesa.

Il diavolo veste pigiama

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Storia di una comunicazione sbagliata che però continua a vendere, fra empatia e feticismo dei fan più accaniti.

L’impatto emotivo e attrattivo del video di scuse di Chiara Ferragni, con l’ammissione di consapevolezza riguardo all’errore di comunicazione nel caso del pandoro Balocco, può essere analizzato da diverse prospettive comunicative e sociali.

In primo luogo, il video ha sfruttato la potenza della vulnerabilità e autenticità, elementi chiave nella costruzione di connessioni emotive con il pubblico. La Ferragni, visibilmente commossa e condividendo un momento intimo, ha trasformato il suo errore in un’opportunità di mostrare la sua umanità, suscitando empatia tra i suoi seguaci.

La scelta di indossare la ormai famosa tuta grigia nel video, un capo di abbigliamento non solo alla moda ma anche esaurito sul mercato, ha aggiunto uno strato di appeal alla situazione.

Il pubblico, connettendosi emotivamente alla sincerità delle scuse, potrebbe aver percepito l’acquisto del pigiama come un modo per sostenere la Ferragni in un momento di vulnerabilità.

Inoltre, la scelta di indossare un capo di abbigliamento durante il video ha creato un’opportunità di identificazione per i fan, che potrebbero aver desiderato emulare lo stile dell’influencer.

Dal punto di vista della comunicazione, la Ferragni ha dimostrato una profonda comprensione della psicologia del consumatore e dell’influenza delle dinamiche emotive nell’ambito del marketing.

La tuta di Laneus

La creazione di un “sold out” per la tuta del brand  Laneus che costa intorno ai 600 euro grigia è stata il risultato di una strategia di comunicazione ben orchestrata, sfruttando il potere delle emozioni e dell’autenticità per generare interesse e desiderio tra il suo pubblico.

In definitiva, questo caso illustra come l’abilità di gestire la comunicazione in modo empatico e autentico possa avere un impatto significativo sull’attrattività di un prodotto, trasformando un momento di critiche in un’opportunità di rafforzare il legame con il pubblico e stimolare le vendite.

Lo strano caso dell’attivista palestinese

Il diavolo veste pigiama: analisi delle scuse di Chiara Ferragni

In queste ultime ore, però, qualcuno si è accorto di una piccola particolarità. Come ben sappiamo l’imprenditrice digitale ha indossato questa tuta grigia, non si è truccata molto e ha raccolto i capelli in una coda bassa. Diversi utenti hanno fatto notare che il suo look è praticamente uguale a quello presentato da un’attivista palestinese in un suo video.

Come già detto, il diavolo si nasconde nei dettagli e che sia un caso o una strategia finemente orchestrata, l’omaggio apparente nel look della nostra imprenditrice digitale alle suggestioni di un’attivista palestinese aggiunge un intrigante strato di complessità al recente scenario mediatico.

Chiara Ferragni, il pandoro solidale ha fatto l’uovo

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Chiara Ferragni, il pandoro solidale ha fatto l'uovo

Nel mondo effervescente del marketing e delle campagne promozionali, l’incrocio tra celebrità e cause benefiche crea un mix potente che può sia illuminare questioni importanti sia innescare intense discussioni.

L’esempio più recente è quello di Chiara Ferragni, nota influencer e icona di stile, il cui coinvolgimento in campagne per la promozione di uova di Pasqua “benefiche” ha scatenato un vespaio di polemiche e attirato l’attenzione dei media.

Una campagna (della quale avevamo scritto anni fa in questo articolo) che ci offre uno spaccato unico sul potere e l’etica delle collaborazioni celebriti-imprese nel settore benefico.

La collaborazione tra Chiara Ferragni e Dolci Preziosi, azienda specializzata nella produzione di dolci pasquali, sembrava all’inizio una perfetta sinergia tra moda, festività e filantropia. L’obiettivo dichiarato era quello di sostenere “I Bambini delle Fate”, un’associazione che si dedica ai ragazzi con autismo.

Tuttavia, la modalità di gestione dei proventi e il coinvolgimento dell’influencer hanno sollevato questioni cruciali: Quanto le celebrità influenzano realmente le cause che promuovono? E quale dovrebbe essere il rapporto tra i proventi delle vendite e le donazioni effettuate?

l Caso delle uova di Pasqua benefiche

Dopo la polemica sul pandoro, Chiara Ferragni si ritrova nuovamente sotto i riflettori per controversie legate a campagne promozionali. Nel 2021 e 2022, l’influencer ha pubblicizzato uova di Pasqua “benefiche” in collaborazione con Dolci Preziosi. L’obiettivo era sostenere “I Bambini delle Fate”, un’associazione a supporto dei ragazzi con autismo. Tuttavia, le modalità di donazione hanno sollevato dubbi e critiche.

La procura di Milano indaga

La Procura di Milano sta valutando di aprire un fascicolo sull’intera vicenda, concentrandosi in particolare sul caso pandoro. Questa indagine segue la scia di questioni legate all’etica e trasparenza nelle campagne pubblicitarie delle celebrità.

Dettagli sul coinvolgimento di Chiara Ferragni

Secondo Il Fatto Quotidiano, Chiara Ferragni è stata scelta come testimonial da Dolci Preziosi, ma l’azienda non avrebbe devoluto i proventi delle vendite direttamente all’associazione benefica. Invece, ha effettuato una donazione indipendente dalle vendite. Franco Cannillo, imprenditore alla guida di Dolci Preziosi, ha chiarito che non esiste un legame diretto tra le vendite e la donazione.

L’Accordo economico e le dichiarazioni dell’imprenditore

Giochi Preziosi, oltre a essere un noto produttore di giocattoli, si è anche distinta nel campo dei prodotti dolciari attraverso il marchio Dolci Preziosi. Quest’ultimo è specializzato nella produzione di dolci legati a occasioni festive, come uova di Pasqua e calze per l’Epifania, spesso caratterizzati da licenze di personaggi popolari tra i bambini. 

L’accordo tra Ferragni e l’azienda prevedeva un compenso di 500mila euro nel 2021 e 700mila euro nel 2022 per l’uso dell’immagine dell’influencer. Cannillo ha aggiunto che, di fronte a una richiesta di compenso ritenuta eccessiva da parte di Ferragni, l’azienda ha deciso di non rinnovare il contratto.

Il Punto di vista dell’associazione benefica

L’associazione “I Bambini delle Fate” è un’impresa sociale attiva dal 2005, che si dedica a finanziare progetti e percorsi di inclusione sociale per famiglie con bambini autistici e con altre disabilità. L’associazione lavora con partner locali, promuovendo una raccolta fondi capillare per sostenere vari progetti di inclusione. I Bambini delle Fate incoraggiano imprenditori e cittadini a “adottare a vicinanza” progetti, anziché singoli bambini, enfatizzando una visione positiva e di lungo termine per il benessere delle famiglie coinvolte.

Uno dei progetti supportati dall’associazione è alla Fondazione Danelli, dove vengono offerte terapie intensive e di qualità basate sull’ABA (Analisi del Comportamento Applicata), musicoterapia, consulenza logopedica e terapie Shiatsu per bambini autistici. L’associazione si impegna anche in progetti educativi per rinforzare autonomie e abilità sociali dei bambini, oltre a supportare le famiglie con una visione olistica del benessere del bambino​​.

Franco Antonello, fondatore di “I Bambini delle Fate“, ha precisato di aver richiesto che Dolci Preziosi non collegasse la donazione alle vendite nella campagna informativa, consentendo solo l’uso della frase “Sosteniamo i Bambini delle Fate”.

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